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RICHIESTA INSERIMENTO NUOVI MODULI DIDATTICI PER L’ANNO ACCADEMICO 2009\2010

Dopo numerose assemblee con gli studenti e le studentesse delle facoltà di psicologia, ci siamo resi conto che non abbiamo assolutamente una formazione adatta a nessun tipo di emergenza, e pensiamo anche che non arriverà il momento in cui quella formazione ce l’avremmo. Nè alla specialistica, né con un esame di stato né con una scuola di specializzazione che costa 5000
euro.

Nessuno di noi si è mai relazionato con un bambino autistico, nessuno di noi ha mai parlato con uno schizofrenico, nessuno di noi oltre ad aver cercato distudiare un manuale di tecniche dei test di 800 pagine l’hai mai visto un test (oltre quelli dell’esame) realmente, nessuno di noi ha mai studiato qualcosa in più della pagina del disturbo post traumatico del Gabbard sulla questione del trauma, nessuno di noi oltre a fare crocette agli esami si è mai confrontato con altri sulle questioni di studio.

Nessuno di noi ha mai lavorato in equipe, mai parlato con uno psichiatra, mai fatta una supervisione.

Conosciamo il fenomeno dell’immigrazione? Siamo mai andati in un cpt o in un dsm (sapete almeno che cosa sono?) ?? Sappiamo qualcosa sull’omosessualità? E sul transessualismo? E sui manicomi???

No?????

Ebbene è il momento di studiare e di discutere ciò che realmente ci serve.

Esigiamo che argomenti tipo la psicologia dell’emergenza e della prevenzione,tipo il fenomeno sociale dell’immigrazione, la questione orientamento sessuale e genere, il tema della salute mentale diventino materie fondamentali all’interno dei nostri corsi di laurea.
E’ per questo che chiediamo nuovi moduli di insegnamento che siano obbligatori per tutti i corsi di laura delle due facoltà.

Dall’introduzione del libro: “psicologia dell’emergenza” Franco de Felice , Claudia Colaninno.

Alla luce degli eventi traumatici che hanno finora colpito l'umanità e considerando l'attuale clima di attenzione rivolto al perpetrarsi dei recenti accadimenti catastrofici, si può comprendere il motivo per cui si ripropone l'urgenza di intervenire in maniera strutturata a sostegno delle problematiche psicologiche che coinvolgono le persone colpite.

Vero è che di fronte alla distruzione reale di spazi urbani e ambientali, in senso lato, e alla loro ricostruzione, insieme a quella dei rapporti economici e commerciali, pensare alla ricostruzione della vita di chi è stato coinvolto spesso sembra secondario.

Espropriato dello spazio, del tempo, dei legami familiari, dei propri oggetti e del loro significato simbolico, del proprio ruolo, delle proprie abitudini e sicurezze, l'individuo si trova a dover prendere possesso, forzatamente, di una nuova realtà psicologica e a mettere in atto un processo di adattamento ad una situazione che ha cancellato tutti i propri segni di riconoscimento. L'impatto è forte e ciò che era stato fino ad un attimo prima si fa memoria di un'altra vita, che improvvisamente non c'è più, e che dall'attimo successivo richiede una riorganizzazione a livello individuale e probabilmente anche comunitario e collettivo.

Necessitiamo che con la nostra formazione possiamo fare un intervento psicologico come operatori delle professioni di aiuto, in setting non strutturati, come quelli delle situazioni di emergenza. Da qui la certezza che non sia sufficiente prestare un servizio circoscritto all'emergenza ma sia necessario coinvolgere figure professionali adeguatamente preparate a sostenere e accompagnare chiunque sia a rischio verso la ricostruzione.

Psicologia dell’orientamento sessuale e dell’identità sessuale

Nella nostra facoltà sono presenti solamente 2 moduli non comuni a tutti i corsi sullo sviluppo psicosessuale. Riteniamo che questo non basti, perché pochi di noi hanno una formazione reale riguardante l’orientamento sessuale e l’identità di genere. Spessissimo sentiamo di ragazzi gay malmenati, di ragazze lesbiche che hanno subito violenza, di operazioni clandestine per il cambio del sesso.

L’uscita dell’omosessualità dal DSM ha prodotto forse un cambiamento a livello istituzionale ma non un cambiamento di fatto. Alcuni docenti di questa facoltà dichiarano a lezione che l’omosessulità è una malattia e molti sono gli psicologi “curatori dei gay”. In alcuni paesi viene ancora effettuato l’elettroschok ai testicoli per correggere la defezione sessuale. Non ci siamo mai confrontati con adolescenti in situazioni di transito di genere, non ci viene quasi mai in mente che una delle cause di patologia in adolescenza può essere determinata dall’oppressione della sessualità e dal rifiuto della famiglia. Studiare come intervenire nelle scuole e nei licei, cercando di promuovere come operatori della salute mentale; studiare come intervenire in ambito familiare li dove il “coming out” può produrre eventi molto traumatici.

Vogliamo favorire la formazione di operatori in grado di mettere in atto buone pratiche per affrontare in modo efficace le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, temi cruciali del dibattito pubblico e politico.

In molte altre facoltà ci sono moduli di insegnamento molto validi e portiamo per esempio l’università di Trieste:

La costruzione socioculturale del genere, I processi storico-sociali della costruzione del genere , La costruzione dell’identità sessuale, Attraversare i generi: la transessualità, La discriminazione legata al genere e all’orientamento sessuale, Standard internazionali e comunitari per la tutela dell'orientamento sessuale , Discriminazione, pregiudizio e stereotipi nei confronti dell’orientamento sessuale Le terapie riparative, Transessualità e diritto La valutazione nel percorso di transizione Discriminazioni, violenza e salute mentale, Prevenzione e trattamento delle Malattie a Trasmissione Sessuale.

Per tutti questi motivi chiediamo l’inserimento di un modulo su queste tematiche e di un laboraotorio.

Salute mentale

La necessità di questo corso deriva ovviamente da uno scontento e da una disinformazione di massa sul tema della salute mentale.

Da un punto di vista storico: che si parli della chiusura dei manicomi, della legge 180, di Basaglia e delle prime comunità autorganizzate. Di come la legge 180 si è implementata nel nostro sistema legislativo e cosa ne è scaturito. I manicomi sono stati chiusi, ma come operatori della salute mentale vorremo saper agire pratiche antimanicomiali.

Legato direttamente al tema della salute mentale c’è quello della pratica terapeutica orientata a utenti psichiatrici, vale a dire una più diretta conoscenza dei centri e dei dipartimenti di salute mentale, della loro distribuzione sul territorio, dell’inserimento e dell’intervento dello psicologo in questi ambiti.

È importante anche parlare e mettere in pratica l’intervento di equipe: da i disegni di ricerca a lavori di supervisione, dalla relazione con i psichiatri a semplicemente la conoscenza della formazione dei nostri colleghi di altri corsi.

Queste tematiche sono fondamentali sia per una più completa formazione, sia per dotarci di uno strumento più concreto diretto che contrasti la disoccupazione. Entro un anno ci sarà uno psicologo ogni 400 abitanti, ma l’ambito culturale e sociale in cui viviamo vede ancora lo psicologo “come colui che cura i pazzi”. Pensiamo che serva un intervento culturale che riabiliti la figura dello psicologo nella direzione della prevenzione e non della cura.

Per tutte queste ragioni chiediamo l’inserimento di un modulo di insegnamento didattico e uno di laboratorio sul tema della salute mentale.

Psicologia dell’immigrazione

Da uno scritto di Marcello Novaga

A fronte della crescita consistente degli utenti extracomunitari nelle strutture ospedaliere, vengono sollevati problemi di medicina transculturale, i quali rendono necessaria un'analisi finalizzata a integrare prospettive teoriche e conoscenze diverse. L'obiettivo del corso deve anche suggerire a tutti gli operatori, nel rispetto della loro autonomia e deontologia professionale, indicazioni pratiche coerenti con il modello teorico prescelto, attraverso un dialogo che veda la partecipazione di tutti gli attori interessati alla decisione.

L’immigrato rimette in discussione i principi latenti ed impliciti che regolano la struttura socioculturale di accoglienza, agisce come "elemento rivelatore" di quella struttura. Studiare le "reazioni" della società di fronte all'immigrato significa in certo modo anche "valutare" il funzionamento di quella stessa società. Significa metterne a nudo i punti di tensione, quei nodi che dovranno essere sciolti per primi quando. nei periodi di grande trasformazione, si passerà alla progettazione delle politiche orientate al riassetto.

L'Italia del futuro prossimo sarà multietnica e multireligiosa: il nostro Paese, per oltre un secolo terra d'emigrazione. si è trovato negli ultimi anni ad affrontare un rapido cambiamento di ruoli ed è stato chiamato a misurarsi. sul piano politico e culturale, con flussi migratori provenienti da varie parti del mondo. La proporzione del fenomeno migratorio, (l'aumento delle migrazioni forzate, originate dalla necessità di sfuggire a persecuzioni. guerre, violenze, fame) e la crescita nel tempo delle componenti irregolari (clandestinità, criminalità, prostituzione), rendono necessaria una riflessione sulle problematiche riguardanti il contatto e l'integrazione tra culture diverse, nonché sulle cause che determinano queste forme di spostamenti.

L'immigrato porta con sé una lunga storia di perdite e di privazioni. Al suo arrivo, di solito va incontro ad un lungo e travagliato periodo di inserimento nel nuovo contesto, ad un faticoso processo di adattamento a stili di vita diversi, a spazi e tempi per lui noti familiari. Deve scontrarsi con la perdita di alcuni ruoli o con il loro cambiamento, esperienze, queste, che lasciano il segno sulla sua identità, incessantemente frantumata e ricostruita, attraverso un "processo di ristrutturazione". L'impatto si complica ulteriormente quando entrano in gioco altri elementi fondamentali quali la lingua e la cultura, molto spesso radicalmente diverse da quelle d'origìne, nonché l'atteggiamento ed il pregiudizio delle genti in una alternanza di accettazione - resistenza nei suoi confronti.

La diversità culturale ed etnica all'interno di una comunità provoca da un lato difficoltà di "integrazione" da parte dell'immigrato e dall'altro diverse forme d'atteggiamenti degli autoctoni che possono andare dalla piena accettazione, per poi arrivare, passando dagli stereotipi e dai pregiudizi, a forme svariate di intolleranza.

Ma quale cultura dell'accoglienza sostiene e orienta, nel nostro paese l'inserimento dell' immigrato?

Per queste ragioni chiediamo l’inserimento di un modulo didattico e uno di laboratorio sul tema dell’immigrazione e della multiculturalità.

INIZIEREMO UNA RACCOLTA FIRME A SOSTEGNO DELLA PROPOSTE FATTE QUI SOPRA.

PARTECIPA E PRETENDI UNA FORMAZIONE DIVERSA, REALE.

AULA 6 LABORATORIO PERMANENTE DI PSICOLOGIA

Quindi sono arrivato alla


Quindi sono arrivato alla decisione pyjamas che i miei disegni sono stati di essere divertente e luce dal cuore e di indirizzare una generazione più giovane. maternity nightwear Ho scelto due temi per aggirare - skateboard e. Un tema skateboard per riflettere il target più giovane e a riflettere diversificazione Pyjama Sets

vorrei firmare a riguardo ma


vorrei firmare a riguardo ma nn passo spesso in facoltà..come faccio??se lascio il nome qui via internet?

Lasciare il nome qui


Lasciare il nome qui purtroppo non serve, se riesci a passare in facoltà, l'aula 6 è sempre aperta.

Chi Siamo

Del Collettivo di Psicologia fanno parte studenti e studentesse che partecipano quotidianamente alla vita universitaria, e che come voi vivono ogni giorno i disagi presenti all’interno della facoltà.

Il Collettivo si riunisce ogni mercoledì alle 15 in Aula Basaglia, in Cortile, uno spazio restituito e reso disponibile a studentesse e studenti per studiare, incontrarsi, socializzare, promuovere iniziative, autorganizzarsi.

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